In Italia gli orti urbani hanno origine durante la Seconda Guerra Mondiale, quando venne promossa la campagna degli “Orticelli di Guerra”.
In quel periodo, tutti gli spazi verdi pubblici furono messi a disposizione dei cittadini per coltivare ortaggi e legumi, con l’obiettivo di sfruttare ogni porzione di terreno disponibile ed evitare che rimanesse inutilizzata.
Terminata la guerra, questa esperienza non ebbe immediata continuità e per lungo tempo non si registrarono iniziative simili.
Solo in epoca recente associazioni e gruppi di cittadini hanno riscoperto gli orti urbani, considerandoli uno strumento per valorizzare l’agricoltura biologica e favorire nuove forme di socialità.
Guardando agli anni più vicini a noi, nel 2011 queste iniziative erano presenti soprattutto nelle grandi città o in contesti sperimentali.
Già nel 2013, però, una ricerca di Coldiretti evidenziava una forte espansione: le superfici dedicate agli orti urbani avevano raggiunto i 3,3 milioni di metri quadrati, triplicando i dati del 2011.
La crescita è proseguita rapidamente. Secondo ulteriori studi di Coldiretti, nei principali capoluoghi italiani si è registrato un aumento del 36,4% in soli cinque anni.
I dati Istat del 2017 mostrano che il fenomeno degli “urban farmers” è particolarmente diffuso in Emilia-Romagna, seguita da Lombardia e Toscana, mentre Piemonte e Veneto completano le prime posizioni.
Nel Centro e nel Sud Italia la diffusione è più contenuta, ma comunque significativa, con esempi rilevanti come Marche e Campania.
Ma quali sono le ragioni di questo interesse per la coltivazione in città?
Le principali motivazioni riguardano il desiderio di consumare prodotti sani e naturali, indicato da oltre un quarto degli intervistati, seguito dalla passione personale e, in misura minore, dal risparmio economico.
Negli ultimi anni, secondo Istat, gli orti urbani messi a disposizione dalle amministrazioni locali sono aumentati di oltre il 18%, superando i 2,1 milioni di metri quadrati.
Coldiretti stima inoltre che circa 1,2 milioni di italiani si dedicano oggi alla coltivazione urbana.
Le ragioni di questa diffusione sono molteplici: da un lato fattori pratici, come le difficoltà economiche legate anche alla crisi dovuta al COVID-19; dall’altro motivazioni più personali, come il piacere di tornare a contatto con la natura e di trascorrere tempo all’aria aperta dopo lunghi periodi di restrizioni.